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Una cittadina italiana

sabato 7 luglio 2007, di Monica Lanfranco

“La febbre mi aveva fatto cadere la pressione e le forze sotto zero, ma oggi vado a mille”.

E’ raggiante, nonostante tutto, Dounia Ettaib, la coraggiosa vicepresidente lombarda dell’Associazione donne marocchine in Italia (Acmid), aggredita il giorno dopo la sua partecipazione, insieme ad altre connazionali e alle decine di donne che a Brescia sono intervenute alla prima udienza del processo contro gli assassini di Hina Salem.

Due connazionali l’hanno stretta contro un muro, nelle vicinanze di Viale Jenner a Milano, la zona dove si trova anche la moschea. “Hina è una prostituta come te”, le hanno detto, intimandole poi di non occuparsi di islamismo, e lanciandole alla fine la terribile ammonizione, stringendole il viso: "La bellezza non dura a lungo", che richiama la pratica dello sfiguramento con l’acido della quale proprio in pakistan sono vittime decine di donne.

E comunque Dounia è raggiante anche perché dopo l’aggressione, e la decisione del questore di Milano di affidarle una scorta, ha saputo che le è stata finalmente attribuita la cittadinanza italiana, chiesta nel 2003 e già lo scorso anno promessa ma fin qui non attiva.

Dounia, psicologa e impiegata in Provincia a Milano, non riesce ancora a metabolizzare il significato di questa giornata.

“Quello che non mi aspettavo, davvero, è l’enorme slancio di solidarietà che ho avuto, io personalmente e la nostra associazione in generale. Certamente non riusciremo a ringraziare una per una le donne, le associazioni, persone laiche e di ogni religione che si sono stretti intorno a me ed alla mia associazione dimostrando un affetto e una vicinanza di intenti così profonda. Non nascondo che l’aggressione mi ha spaventata, e molto, ma dopo aver ripreso la calma mi sono resa conto che paradossalmente io sono stata fortunata, perché mi hanno colpita in pubblico. Quante altre donne, invece, proprio qui in Italia, in Europa, subiscono aggressioni continue nel corpo e nella psiche nel deserto solitario delle case, lontane dagli occhi pubblici, e sono inermi? Non posso, non possiamo cedere ora, proprio per loro, per tutte noi”.
Le chiedo se e come hanno pesato, all’indomani del rifiuto della costituzione di parte civile dell’Acmid, alcune polemiche sulla presenza davanti al tribunale di Brescia della parlamentare Santanchè.

“Non ci fanno bene le polemiche e i sospetti di strumentalizzazione, da qualunque parte vengano; Santanchè si è comportata come una amica, ed è stata vicina a me ed alla associazione. La battaglia contro la profonda e pericolosa connessione tra patriarcato e fondamentalismi religiosi la si deve fare tutte insieme, perché questa violenza ci colpisce tutte, in qualunque luogo e in qualunque schieramento politico”.

Quanto pesa, adesso, l’essere una cittadina Italiana?

“Moltissimo, e non riesco ancora a dare ordine nella mia vita che si è rivoluzionata in pochi giorni così radicalmente e in fretta; l’unica certezza è che dobbiamo riunirci, fare il punto della situazione, organizzarci per il futuro. Quello che sarà importante è non far calare il sipario su di noi, sul processo di Hina, sulle denunce di violenza su donne immigrate da parte dei familiari che ci sono, e che spesso restano inascoltate".

See italian video on the meeting of maroccan women in Italy supporting the first day on the trial on Hina salem’s murder

http://movies9.arcoiris.tv/movies/marea/hinafinito_big.wmv

P.S.

[published earlier in Liberazione]