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2010:l’Italia saràuno stato laico?

sabato 2 gennaio 2010, di Monica Lanfranco (DATA DI REDAZIONE ANTERIORE 2 gennaio 2010).

di Monica Lanfranco

Lo spot, che dura circa tre minuti, inizia con l’inno nazionale, e sullo schermo della tv passano gli articoli della Costituzione dove si ricorda che tutti gli esseri umani hanno diritto a libertà, integritàdel corpo, uguaglianza e pari opportunità. Poi la scena cambia e, di seguito, una giovane donna si presenta e dice di essere insegnante e lesbica, un giovane uomo si presenta e dice di fare il programmatore e di essere gay, un altro si presenta e dice di fare l’operaio e di essere eterosessuale, poi è la volta di una barista transessuale e di una prostituta. Si ritrovano insieme in una stanza con sullo sfondo la bandiera nazionale e dicono di avere una cosa importante in comune: godere, tutte, degli stessi identici diritti. Cittadine e cittadini di uno Stato laico che si basa sulla condivisione di diritti, e di doveri, che prima di tutto è lo Stato stesso che salvaguarda e difende.
Ma non siamo in Italia. Siamo in Perù, paese dell’America latina non privo di problemi sociali ed economici, eppure capace di pensare, finanziare e diffondere via tv e internet un messaggio politico e culturale così semplice e così forte.

Se si fa un confronto con lo spot promosso in Italia dal Ministero delle Pari opportunitàcontro l’omofobia, nel quale la scelta è stata quella di puntare sull’insistenza del ‘ti interessa sapere se questa persona è etero o omosessuale’, è subito chiaro qual’è l’abissale differenza: in Perù l’accento è sui diritti, in Italia no.

Mi importa o non mi importa: una visione lontana dall’orizzonte dell’impegno civile sottesa dall’analisi di ‘cosa ci accomuna e cosa no’.
Non è un particolare, è la sostanza. E’ l’essenza dalla quale scaturiscono scelte politiche collettive, ed è, soprattutto, una dichiarazione di intenti sorretta da una visione laica della coesistenza della collettivitàe della cittadinanza. Lo spot peruviano sta girando in rete, ed è un bene, perché è ora di ricominciare a guardare con attenzione alle prioritàdi una agenda non solo virtuale di prioritàpolitiche.

Il 2009 si chiude in Italia con alcune domande fondanti e universali alle quali le forze laiche non sono state capaci di dare risposte unitarie: un essere umano potrà, in questo paese, decidere come terminare la propria vita, a casa sua o in strutture dedicate? Una donna potràscegliere tra l’aborto farmacologico o chirurgico, e lo potràfare nel rispetto della legge 194 oppure la legge saràmodificata in senso restrittivo? Due donne, o due uomini, potranno dirsi famiglia oppure no, e quindi adottare, stare in graduatoria per l’assegnazione di una casa, godere della pensione reversibile del coniuge, oppure saranno inesistenti agli occhi del diritto e della politica? Chi proviene da altri paesi godràdella cittadinanza e dell’inclusione come soggetto di diritti e di doveri, se rispetta le leggi? La libertàdi professare la propria religione sarà, legittimamente, garantita a ogni persona, restando però fuori dallo spazio pubblico, oppure la visione laica dello stato saràaffiancata da quella religiosa al punto, come giàaccade in Inghilterra e in Canada, che alla legge laica saràaffiancata la sharia islamica, e il Vaticano potràcontinuare a influenzare in modo sostanziale l’agenda politica e legislativa del nostro paese?

Nascere, crescere, vivere, lavorare, avere diritti e condividerli, decidere del proprio corpo, della propria esistenza e quindi di come essa si evolva e prenda forma, nel rispetto dei limiti e delle possibilitàche la comunitàtraccia per il bene comune, limiti e possibilitàdei quali la laicitàdello stato è ingrediente fondamentale.

Sembrano argomenti alieni per la politica italiana di questi ultimi due decenni, e lo sono davvero, perché di fatto la politica in Italia è diventata altro rispetto alla collettivitàdella quale, appunto, la politica dovrebbe curarsi.

Un corto circuito molto più pericoloso di quello che appare, e nel quale stanno germogliando frutti velenosi e mai debellati: il razzismo, il sessismo, la xenofobia, l’omofobia, alla base dei quali ci sono ignoranza e paura, a loro volta alimentati da un drammatico deficit culturale che ha visto la tv diventare il principale strumento di formazione delle coscienze. Lontani dall’essere oscurantisti ed economicamente arretrati, i fondamentalismi sono modernisti e capitalisti e si oppongono con forza alla visione laica della società. L’altra faccia della globalizzazione è la frammentazione delle comunitàsecondo i binari della religione, dell’etnicitào della cultura. È questa la situazione sfruttata dai fondamentalismi, che ben si saldano con le politiche delle destre. Tacere su questa rimozione non solo fa fare a noi occidentali un gigantesco passo indietro nella storia del percorso dell’autodeterminazione, ma infligge un colpo mortale a chi lotta per la secolarizzazione in paesi e culture dove ancora la religione e il patriarcato sono legge. Sostenere la laicitàdello stato, oggi, significa difendere la libertàresponsabile di ogni persona. Ma la politica se ne accorgerà?

Source: Editorial de Liberazione, 30.12.2009