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Testimoni sconvenienti

lunedì 21 maggio 2007, di Monica Lanfranco

Transessuali: alzi la mano chi può affermare in tutta sincerità di non pensare automaticamente a donne appariscenti inguainate in abiti sgargianti, e parrucche, e gesti teatrali, e voci incongrue e esagerate, e a personaggi con nomi divertenti e iperbolici noti grazie al circo mediatico, o a vicende piccanti o tragiche che riguardano sordide periferie. Prego non barate, suonerebbe finto.
Forse, dal momento che siete sensibili e vi informate avrete avuto sentore, al di là dei lustrini e delle banali e volgari battute strabordanti di doppi sensi, di quello che meno clamorosamente la cronaca racconta sulla realtà quotidiana di chi vive in prima persona la condizione transessuale: kafkiane vicende legate all’impossibilità di dimostrare la propria identità (“ci dispiace qui c’è scritto Mario, lei è una donna, quindi non risulta”) con le conseguenti catastrofi sul piano del lavoro, della limitazione delle libertà civili, dei diritti, delle relazioni con gli altri umani.

Relazioni già complesse e rese difficili dal fatto che di per sé la persona transessuale è una testimone scomoda, inafferrabile ed inquietante prova del ‘transito’ possibile da una identità all’altra, modello vivente della incrinabilità del ferreo principio di appartenenza, una volta per tutte, ad uno o all’altro genere. Perché una cosa è teorizzare che tutti gli esseri umani, maschi e femmine, hanno tratti dell’altro genere dentro il proprio, e un’altra è sapere che si può cambiare genere, e scompaginare l’ordine dato alla nascita.
Anche se informati vi manca, però, quest’ultima ciliegina, anzi due: la prima è che le persone transessuali sono le uniche a doversi ‘a norma di legge’ munire di un certificato di sanità mentale per poter abitare il mondo, e la seconda è che la chiesa ha, dal mese scorso, solennemente annunciato che il sacerdozio e la vita religiosa sono incompatibili con la transessualità.

In effetti si vedeva venire questa scomunica: già nel 2002 il Vaticano aveva dichiarato che secondo la sua visione “l’operazione di cambiamento di sesso non cambia il genere sessuale delle persone”, e quindi aveva messo in chiaro che la persona frutto del cambiamento non era ammissibile nella sua nuova identità per la Chiesa( a proposito di negazione dell’evidenza, non c’è male). Un anno fa infatti la fonte americana "Catholic News Service", aveva annunciato il documento chiarificatore sulla posizione della chiesa cattolica sul transessualismo, un documento ufficiale ma ancora "segreto” nel quale la chiesa cattolica, dopo anni di studio, attraverso le parole della Congregazione della Dottrina Vaticana affermava che le procedure di "cambiamento di sesso" non cambiano il genere sessuale di una persona agli occhi della chiesa.
Di conseguenza il documento istruiva i vescovi a non modificare mai il sesso registrato nei libri battesimali delle parrocchie e spiegava che i Cattolici che si sono sottoposti alle procedure di "cambio di sesso" non possono sposarsi, essere ordinati preti o partecipare alla vita religiosa.

Ma la bomba vera e propria scoppia a fine gennaio di quest’anno, quando con una durissima presa di posizione del Cardinal Ratzinger , ben noto per le sue opinioni riguardanti la sessualità e la "moralità" in genere, con ben tre lanci Ansa rende - se possibile - ancora più dure le posizioni rispetto alle indiscrezioni raccolte sul documento vaticano. Ratzinger nella sua esternazione quasi evita la questione del "sesso" delle persone transessuali, puntando tutto su una presunta condizione di "patologia invalidante", che quindi rende la persona transessuale inammissibile per la dottrina, anche quando con l’operazione ha risolto il suo transito. Eccone alcuni passi: “ I Superiori e le Superiore competenti debbono usare la massima prudenza nell’ammettere persone che siano affette da transessualismo. Questo fenomeno, infatti, pone problemi riguardo all’assunzione della castità celibataria, in quanto l’offerta di sé a Dio nella conformazione a Cristo vergine, è fatta dalla persona nella sua totalità e nella sua integrazione corporale e psico-spirituale. Si pongono, quindi, non solo problemi di liceità dell’ammissione al noviziato e ai voti, come nei casi di dubbio, ma anche di validità, nei casi certi. Per queste ragioni è necessario distinguere chiaramente i casi di vero transessualismo da altre forme, concomitanti o meno, di intersessualità o di altre patologie psicologiche”. E ancora :” Si deve anche trasmettere la sentenza del Tribunale civile o di uffici equiparati, relativi alle persone interessate, tenendo però presente che circa la condizione sessuale del fedele agli effetti canonici ciò che conta è la trascrizione fatta inizialmente nei registri parrocchiale e diocesano, per cui anche in caso di mutamento di sesso per mezzo di un intervento chirurgico e di conseguente cambiamento anagrafico nell’ambito civile, nulla cambia rispetto alla condizione canonica iniziale”. Unica nota stonata nel coro cattolico quella del Centro Ecumenico del centro Studi Teologici di Torino, che a nome dei cristiani progressisti si è dissociato dalla comunicazione di Ratzinger.

E loro, le persone transessuali, che ne dicono? Per dire loro dicono, eccome: il problema è farlo sapere in giro, e su questo sembra che la linea “dell’invisibilità dell’evidenza” adottata dalla Chiesa sia vincente anche sul fronte dei media: il giorno dopo l’uscita dei lanci sulle affermazioni di Ratzinger l’associazione Crisalide AzioneTrans, che con il MIT è la realtà più attiva in Italia sul fronte dei diritti delle persone trans ha inoltrato la sua risposta – provocazione alle tre maggiori agenzie di stampa italiane. Ma nessun giornale, tranne la Nuova Sardegna, ha ripreso la cosa.

“E così Ratzinger, e la Chiesa con lui, avrebbe confermato ancora una volta la sua assoluta fede nel fatto che Dio abbia creato le nostre identità (ovvero la cosa più preziosa, più unica che abbiamo) in mezzo alle cosce e non nel cervello – scrive Crisalide-. E questo proprio mentre recenti studi olandesi sembrano dimostrare che è proprio nel cervello che la transessualità trova origine. Non una malattia, non una deformazione. Semplicemente sembra appurato che il dimorfismo sessuale cerebrale ormai dimostrato tra uomini e donne si confermi per le persone transessuali. Ovvero, lo studio dimostra che il cervello delle persone trans corrisponde, per funzionalità e forma a quello del sesso di arrivo, e non a quello di nascita. Noi credevamo – continua la nota di Crisalide - che la vera identità della persona risiedesse nel cervello, che proprio il cervello fosse l’organo più importante che Dio ci ha dato per definirci e comprenderci. Il Vaticano ci riporta alla dura realtà: niente di tutto questo. L’organo più significativo per capire chi siamo per la chiesa cattolica sta sempre lì: tra le gambe. Dio ci ha dato il cervello come accessorio e il pene o la vagina come fondamento stesso della nostra identità. Amen.”
Mirella Izzo, portavoce di Crisalide e web mistress del bel sito www.crisalide-azionetrans.it rincara la dose: ”Le persone transessuali sono gli unici cittadini che possono certificare di non soffrire di patologie quali la schizofrenia, la personalità multipla od anche un semplice “disturbo border line della personalità”, disturbo peraltro piuttosto diffuso tra la popolazione non transessuale. Obtorto collo dobbiamo sottoporci a perizie che, tra l’altro, non ci vengono rimborsate e oscillano dalle vecchie 500 mila lire ai due milioni; una prassi che a nessun’altra categoria di persone viene richiesta. Perché non facciamo che noi andiamo dal Cardinale con i nostri certificati e loro ci mostrano i loro”?

Ma se sul fronte della religione di stato i rapporti sono tesi non c’è da scherzare circa quelli con la ‘sinistra’. Ce n’è per tutti, racconta Mirella:” All’ultimo congresso Ds si fece la proposta di inserire nel nuovo statuto, accanto al rifiuto della discriminazione per sesso e orientamento sessuale anche quella per identità di genere. Niente da fare, troppo hard esplicitare l’area trans, la motivazione fu ‘improponibile’. E, più in grande, nonostante l’appoggio e la pressione della Cgil, nella Carta di Nizza, che a livello europeo doveva vedere inserite tutte le categorie a rischio di discriminazione quella transessuale sparì, definita ufficialmente ‘sconveniente’. La persona transessuale risulta improponibile, sconveniente, a destra, a sinistra, per l’ufficialità laica e quella credente. Ma siamo davvero una grande nazione laica e avanzata culturalmente?